Vincere la crisi: la creatività come strumento

Vincere la crisi: la creatività come strumento

Per vincere la crisi, qual è la facoltà da tenere in massima considerazione? La capacità di arrangiarsi: lo slancio e la perseveranza volti al miglioramento delle capacità di adattamento in contesti dinamici, mantenendo un ruolo sociale.

La necessità di sopravvivenza in tempo di crisi stimola quindi la creatività.

Per riuscire a vincere la crisi è fondamentale aguzzare l’ingegno ed esercitare tutte le proprie attitudini intellettive. Così come la massaia inventa nuove ricette più economiche ed il fuorisede nuovi tetris di bilancio per far quadrare i conti, anche le menti più insospettabili riscoprono il proprio istinto di creatività.

Ebbene sì, perché la creatività fa parte del nostro codice genetico e appartiene a tutti noi ma, come tutte le abilità, va allenata altrimenti annichilisce.

Sono consapevole del vissuto collettivo in questi duri mesi di austerità, contemporaneamente credo sia giusto analizzare anche l’aspetto evolutivo di questa fase storico-culturale, lo credo come psicologa, come cittadina e come donna.

Il senso di questo articolo però non è quello di fare l’ennesima panoramica cupa e desolante della società odierna. Comunicare negatività e angoscia è ciò che di peggio si possa accettare lungo il cammino del proprio miglioramento. Voglio perciò sottolineare come questa crisi debba portare con sé una ventata di innovazione e di voglia di fare: di fare insieme andando altrove, pur restando qui.

“Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili” (cit. Henri Poincaré, matematico – fisico – filosofo)

In parole semplici funziona così: quando una situazione non è più appagante (o come nel nostro caso sostenibile) occorre ristrutturare gli elementi che la compongono al fine di trovare una nuova condizione di benessere. Ogni giorno la nostra creatività interviene per migliorare la nostra vita. Pensiamo ad una lezione pesantissima con un professore per nulla capace di coinvolgerci nel suo ragionamento, il nostro senso di autoefficacia diminuirà come anche la nostra autostima o semplicemente non abbiamo alcuna voglia di stare lì ma proprio non possiamo andarcene; ecco la creatività venirci in aiuto guidando la nostra mente in posti più piacevoli: la cena dell’altra sera, l’ultimo disco dei Daft Punk o la nuova applicazione appena scaricata sullo smartphone come anche l’articolo da scrivere per il portale di amici.

È, ancora, creatività ogni volta che nasce un’associazione per gli interessi del territorio, ogni nuovo centro di aggregazione di idee, reale o virtuale. Perché il senso più profondo della creatività passa attraverso la condivisione sociale:

Si designa come creatività quella capacità della mente che si traduce nella produzione di innovazioni nei processi di conoscenza e di dominio del mondo oggettuale. Affinché un’innovazione venga designata come creativa, o venga attribuita a creatività, occorre che sia consensualmente apprezzata come un salto di qualità rispetto allo stato precedente del sapere e/o della tecnica. (Enciclopedia Italiana Treccani)

Nessuna opera d’arte è tale se non può essere ammirata. Dunque individuo, creatività, nuovo e sociale sono elementi di un asse di progressione che permettono all’uomo di sopravvivere sul Pianeta da oramai moltissimi anni. Dal bisogno di disegnare gli animali per trascorrere le lunghe notti nelle caverne ai murales nelle grigie periferie; dalla saga degli dei dell’Olimpo alla mitizzazione dei VIP.

La costante ricerca del nuovo ha fatto sì che l’uomo sviluppasse sempre più il cosidetto “pensiero laterale”.

Con questo termine, coniato dallo psicologo maltese Edward De Bono, si intende una modalità di risoluzione di problemi logici che prevede un approccio indiretto ovvero l’osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede concentrazione su una soluzione diretta al problema. Mentre una soluzione diretta prevede il ricorso alla logica sequenziale, risolvendo il problema partendo dalle considerazioni che sembrano più ovvie, il pensiero laterale se ne discosta (da cui il termine laterale) e cerca punti di vista alternativi prima di cercare la soluzione. (Wikipedia)

Certo non bisogna sottovalutare i rischi di questo sdoganamento delle menti: l’iperproduzione di contenuti pubblicati e pubblici, la sottile linea che separa l’espressione dal disprezzo o, viceversa, l’accettazione fagocitante e incondizionata di ogni novità come olio che scivola su menti appiattite dalla rassegnazione. Molto importante è infatti il ruolo della formazione, utile ad un approccio equilibrato e sicuro.

Suvvia quindi, è chiaro ormai che in questo mare in tempesta gli unici remi che abbiamo per andare avanti sono la creatività per costruire il futuro, con lo spirito critico sempre attivo nell’analisi del proprio passato.

Per concludere e salutarvi vi lascio con un indovinello utile ad allenare la creatività.

Buona vita!

Lascia un commento