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IDPAY per sussidi, servizi pubblici, bonus e gestione pagamenti digitali

by Redazione
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Secondo Vittorio Colao per le erogazioni sociali in Italia ci sarà bisogno di un pass digitale. Il tema è controverso e decisamente vasto, cerchiamo quindi di fare chiarezza su IDPAY, infrastrutture annesse ed effetti sulla cittadinanza.


IDPAY per sussidi, servizi pubblici, bonus e gestione pagamenti digitali. Vittorio Colao (Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale) procede spedito nella attuazione del piano di identità digitale, incrociandolo con il sistema IDPAY.

Colao, già direttore generale di Omnitel e CEO regionale di Vodafone per l’Europa meridionale, dal 2019 fa parte anche del comitato direttivo (Board of Directors) del colosso di telefonia wireless Verizon. Ci sarebbe insomma da chiedersi se il nostro ministro ad oggi stia facendo davvero gli interessi del paese oppure quelli di aziende con le quali è in relazione d’affari. I colossi privati della tecnologia e della telefonia infatti hanno tutto l’interesse affinché sempre più persone siano dipendenti dagli strumenti digitali, come fossero beni di prima necessità. Dall’altro lato poi abbiamo le emergenze, climatica ed energetica, che ovviamente aumentano a seguito dell’incremento dell’utilizzo di strumenti tecnologici, e a seguito delle quali vengono applicate sempre più restrizioni. L’equazione potrebbe quindi essere + digital = + impatto climatico e – libertà. Dove ricade esattamente la convenienza?

Il green pass era dunque solo un primo strumento sperimentale per vedere come potesse reagire un’intera popolazione, già più o meno digitalizzata (per scelta, o quasi), all’obbligo dell’utilizzo di uno strumento digitale di controllo. Ora si alza la posta in gioco.


IDPAY, a chi serve?

Non certo ai cittadini. O meglio, l’applicazione è progettata per i cittadini anche se nessuno ne sente il bisogno. Con l’obbligo digitale infatti verremo proiettati in un futuro, sempre più innaturale, in cui saremo costretti a possedere degli strumenti digitali, e anche a saperli usare correttamente, per poter accedere a cibo, acqua, servizi e beni di prima necessità. Tutto ciò risulta estremamente prematuro se consideriamo che già oggi, con l’introduzione dello SPID, molti cittadini sono in difficoltà poiché non posseggono (o non vogliono possedere) strumenti digitali, o comunque non sanno utilizzarli. Perché è certo che per vivere non abbiamo bisogno di strumenti digitali, anche se da tempo qualcuno vorrebbe convincerci del contrario.

Nel discorso (16/09/2020) della Von Der Leyen veniva affermato:

Ogni volta che una app o un sito web ci chiede di creare una nuova identità digitale o di accedere facilmente tramite una grande piattaforma, non abbiamo idea di cosa ne sia veramente dei nostri dati. Per questo motivo, la Commissione proporrà presto un’identità digitale europea sicura. Qualcosa di affidabile, che ogni cittadino potrà usare ovunque in Europa per fare qualsiasi cosa, da pagare le tasse a prendere a noleggio una bicicletta. Una tecnologia che ci consenta di controllare in prima persona quali dati vengono utilizzati e come

In altre parole, poiché alcuni siti web chiedono di generare account e password raccogliendo i nostri dati, tracciando alle volte le nostre abitudini, l’Europa intende per questo creare una identità digitale, costringendoci ad usarla per fare qualsiasi cosa.

È per il tramite di questo salto paralogico che i fondi EU verranno vincolati alla creazione delle infrastrutture tecnologiche per l’identità digitale, ed alla sua implementazione.

Questa idea non è affatto recente. Numerose fondazioni ed investitori che hanno un grande impatto sulla società, libero da interventi democratici, cioè libero dalla scelta dei cittadini di ciascun paese, ci lavorano da tempo. Per il tramite della convergenza di queste fondazioni e di questi investitori, è stata istituita l’Alleanza ID2020; nata nel 2015 come partnership globale di organizzazioni pubbliche e private, si prefigge lo scopo pubblico di “migliorare la vita di tutti i cittadini”.

Vittorio Colao il giorno 2 marzo 2022 durante una conferenza Stato/Regioni, ha descritto una strategia per la Sanità Digitale, da qui al 2024. L’idea è quella di implementare una infrastruttura dati, tipo fascicolo sanitario elettronico, omogenea per tutti i cittadini. Televisite, telecontrollo, teleconsulto e telemonitoraggio saranno le parole chiave per capire la medicina del futuro, completamente digitalizzata e a distanza. Un po’ inquietante se consideriamo che lo stesso Colao già nel 2015 dichiarava che con il 5G sarà possibile “iniettare una sostanza medica da remoto”. Quasi ridicolo se pensiamo che negli ultimi 13 anni sono stati tagliati alla Sanità circa 37 miliardi di euro.

Dalle slides proiettate durante la conferenza si apprende che parte dei 2,5 miliardi di euro previsti per il PNRR arriveranno soltanto a quelle regioni che attiveranno i servizi di telemedicina. Alcune regioni sono già state coinvolte in un progetto pilota: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Puglia.

La SOGEI, società già coinvolta nella realizzazione del Green Pass, è già stata ingaggiata. Non è un caso che proprio il Ministero Economia e Finanze sia coinvolto; proprio Colao ha parlato della piattaforma digitale per l’erogazione di benefici economici pubblici. Questa piattaforma verrà chiamata IDPAY.


A cosa servirà IDPAY

Dichiarazione di Colao durante un question time alla Camera:

“Lo sviluppo della piattaforma si concluderà, diciamo, in 6 mesi. Il che vuol dire che entro la fine dell’anno contiamo di arrivare alla concreta messa in esercizio della piattaforma IDPAY con almeno una pubblica amministrazione pilota”

Per gestire strettamente i cittadini, un grande ostacolo è rappresentato, di contro, proprio dal denaro contante. Con il contante il tracciamento risulta molto complesso; si apre così il fronte della battaglia per la sua abolizione. Per farlo ovviamente vengono messi in campo molti strategemmi di condizionamento: comodità, denaro anticipato, bonus etc. Il tutto ben descritto e dichiarato al Forum “Contanti Addio” organizzato da ANSA.

Una volta predisposte tutte queste infrastrutture e messe in mano alla burocrazia statale, sarà un gioco da ragazzi effettuare un taglio netto sulla vita dei cittadini, niente di così diverso dal credito sociale alla cinese: dentro o fuori.


Decrescita digitale, perché è necessaria

Vogliamo lanciare una sfida a tutti voi lettori, con la speranza che questa venga raccolta con impegno ma anche come un gioco. Il nome che vogliamo dare a questa sfida è decrescita digitale. Si tratta di adoperare tanti piccoli accorgimenti durante la giornata che ci permettano di stare il meno possibile a contatto con strumenti digitali, in particolar modo con lo smartphone. Potete partire togliendo la suoneria delle notifiche di tutte le app; chi vi scrive solitamente non ha fretta di avere una risposta, e chi ha fretta vi chiamerà. Potete eliminare le app che ritenete più inutili, come se doveste gettare in mare fardelli pesanti che stanno facendo affondare la vostra barca, fate la conta e disinstallate. Se vi viene voglia di ascoltare un po’ di musica prendete un disco, un cd o una cassetta e premete play sullo stereo che non usate da tempo. E ogni volta che vi viene voglia di guardare il telefono per vedere se c’è una notifica cercate di guardare altrove. Non tenete il telefono in tasca, ma sempre fuori dalla portata: in borsa, in un cassetto o semplicemente in un’altra stanza.

Con l’uso massivo e compulsivo degli smartphone esiste un grande problema di inconsapevolezza, che rende molto complesso per i cittadini comprendere fino in fondo dove potrebbe essere forzata la loro esistenza, con quali condizionamenti e con quali ricatti. La società del controllo ha agganciato ogni porzione della vita pubblica, come anche di quella privata; lo ha fatto tramite il controllo dei pensieri (social networks), addomesticando l’uomo con delle notifiche, rimbecillendolo di scemenze e banalità. L’uomo sapeva essere più calmo, spontaneamente socievole, bendisposto al prossimo e comprensivo, aperto alla discussione e meno aggressivo.

La decrescita digitale è necessaria per il semplice fatto che non c’è limite alla crescita digitale. E più tempo della nostra vita trascorreremo legati a strumenti digitali, peggiore sarà l’impatto che questi avranno sulla nostra salute (vedi il troppo sottovalutato elettromagnetismo), sul nostro comportamento e sui nostri rapporti personali.

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