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INPS domanda bloccata dal Sistema Centrale, i nostri diritti gestiti dalle macchine

by Redazione
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Da qualche tempo molte delle domande presentate all’INPS risultano in stato bloccata dal Sistema Centrale. Ma se nemmeno i funzionari di sede possono sbloccare le domande chi, o cosa, esattamente sta gestendo ora le nostre vite?


INPS domanda bloccata dal Sistema Centrale, i nostri diritti gestiti dalle macchine. Negli ultimi tempi si stanno moltiplicando le situazioni di ritardi e anomalie legate a domande e pratiche INPS. Spesso anche a seguito di solleciti, mail, appuntamenti e chiarimenti telefonici alcune pratiche rimangono in un limbo digitale. Il richiedente in questi casi non ha possibilità di capire qual è il problema, se mancano documenti, né in quanto tempo è stimato l’esito della domanda.

Questa situazione, per quanto possa sembrare normale nel nostro paese, in realtà non lo è affatto. Attendere per mesi un pagamento a cui si ha diritto non è normale. Non è normale che un pagamento, ad esempio quello del Reddito di Emergenza, il cui nome già dovrebbe significare il diritto ad un accredito repentino, ritardi di tanti, troppi mesi. Diverse domande di Reddito di Emergenza inoltre sono ancora bloccate dal Sistema Centrale. Ma cosa significa esattamente?


Domanda bloccata dal Sistema Centrale, cosa significa?

In una situazione normale, nel caso di problematiche nella gestione della pratica, il richiedente si interfaccia con la sede di competenza e il funzionario che ha in gestione la pratica si preoccupa di risolvere il problema.
Ma cosa succede se una domanda è bloccata dal Sistema Centrale? Innanzitutto c’è da dire che non è possibile vedere online se la domanda è bloccata dal Sistema Centrale o meno. Di solito, quando l’esito una domanda è in evidente ritardo, parliamo di più di 45/60 giorni, si manda in prima battuta un sollecito alla sede INPS competente per capire il motivo del ritardo. Se il funzionario non ha la possibilità di intervenire direttamente per sbloccare la pratica risponderà all’utente che la stessa è bloccata dal Sistema Centrale. Quindi solo su comunicazione da parte del funzionario è possibile capire la situazione. In questo caso il funzionario è tenuto a verificare il motivo del blocco e sollecitare chi di dovere per lo sblocco.

L’utente ha comunque le mani legate: non sapendo per quale motivo è stata bloccata la sua pratica, non ha nemmeno la possibilità di intervenire direttamente. Attendere è dunque la parola d’ordine. Attendere che qualcuno, il quale non si capisce bene chi sia né che ruolo ricopra, si prenda la briga di capire come mai il Sistema Centrale abbia bloccato la pratica, ma soprattutto di porre rimedio ad un’attesa infinita. Qualcuno con cui non è possibile parlare né interagire in alcun modo.


Cosa fare in caso di pratica bloccata

In caso di pratica bloccata dal Sistema Centrale (potrebbe trattarsi di Reddito di Cittadinanza, Reddito di Emergenza, Indennità COVID19, Bonus Baby Sitting, Assegno Temporaneo, ecc…), come già detto in precedenza, una volta inviata la segnalazione all’INPS si dovrebbe solo attendere lo sblocco. Ma ci sono situazioni in cui attendere senza far nulla è quasi impossibile. Si tratta infatti di soldi spettanti per legge, che servono alla sussistenza di una famiglia senza i quali si è impossibilitati a fare qualunque cosa. Dalla spesa alle bollette, dal pagamento dell’affitto a quello del mutuo.

Rimanere con le mani in mano, senza la possibilità di intervenire è lacerante. In questi casi è importante non arrendersi alla prima risposta ma proseguire con ogni mezzo per cercare di ottenere il pagamento nel minor tempo possibile. Anche perché lo sblocco di queste pratiche solitamente avviene entro qualche mese, nei casi peggiori si rischia di attendere anche oltre un anno. Allora è necessario giocare tutte le carte che si hanno a disposizione: solleciti tramite il numero verde, segnalazioni tramite il servizio INPS RISPONDE, appuntamenti in sede o direttamente con i funzionari competenti.


I rischi della deriva digitale

Dell’enorme impatto che hanno i sistemi digitali sulla nostra vita quotidiana potremmo parlarne per giorni. L’introduzione dell’identità digitale rischia di estromettere dalla vita reale molte delle persone che, per scelta o per impossibilità, rinunciano all’utilizzo dei sistemi telematici. Si è costretti ad affidare a terzi, dietro pagamento, la gestione di pratiche burocratiche che fino a pochi anni fa potevano essere gestite personalmente. Ciò genera una serie di limiti: non si comprende a fondo ciò che si sta facendo, non si può verificare in autonomia lo stato di una pratica rimanendo perennemente appesi a numeri di telefono che non rispondono o a file interminabili, tempi di attesa più lunghi per tutto, mancanza di informazioni veloci a portata di mano. Senza contare situazioni al limite, come ad esempio, l’invio di una pratica errata da parte del patronato, che determina per noi una perdita economica. Dunque in questi casi oltre il danno anche la beffa: non solo abbiamo pagato per un servizio che dovrebbe essere gratuito, ma abbiamo pagato anche una persona incompetente che ci ha causato un’ulteriore perdita economica.

La veloce adozione forzata di sistemi digitali colpisce inevitabilmente le libertà personali dei singoli individui e la loro sicurezza, oltre a far perdere la consapevolezza ed il controllo su ogni singolo dato sensibile lasciato all’interno di una piattaforma. I dati infatti rimangono sostanzialmente in balìa di qualsiasi evento o trasmissione indebita, ponendo l’individuo via via sempre più ignaro dei rischi che potrebbe correre. Si tratta di pericoli davvero concreti e sono tutti alla portata del futuro a noi più vicino.

Tutto ciò, inoltre, sembra non aver risolto nessuno dei problemi che affliggono gli utenti: pratiche burocratiche enfatizzate dal digital, ritardi ed errori sembrano quasi triplicati. Ma siamo davvero contenti che le nostre vite siano ormai interamente gestite dai computer?

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