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Naspi dipendenti pubblici, occhio a dimissioni e licenziamento dal tempo indeterminato

La regola della Naspi che non tutti conoscono

da Redazione
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Sono tantissimi i dipendenti pubblici che percepiscono la Naspi e sono per di più del comparto scuola, dove regna la precarietà, ma anche la certezza di percepire il sussidio per i periodi di disoccupazione. C’è una regola però che non tutti conoscono, che vieta ai dipendenti pubblici di percepire la Naspi…


Disoccupazione Naspi dipendenti pubblici, occhio a dimissioni e licenziamento dal tempo indeterminato. Negli anni abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di lavoratori dipendenti pubblici che, stanchi della loro attività lavorativa, seppur con un buon contratto statale, hanno deciso di dare le dimissioni per sottoscrivere nuovi contratti di lavoro con aziende private. E così, forti di anni di lavoro nel settore pubblico alle spalle, con la certezza di poter percepire una lauta indennità di disoccupazione, al termine del nuovo contratto hanno giustamente presentato domanda di Naspi. La sorpresa però non è stata delle migliori, anzi…


Naspi respinta per precedente contribuzione nel settore pubblico

Nella Circolare INPS 94 del 2015 al punto 2.1 è riportata la seguente affermazione:

Le disposizioni relative alla NASpI non si applicano nei confronti dei dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.

Per questo motivo la Naspi potrebbe anche essere respinta. Il fatto che siano state date le dimissioni non è esattamente rilevante poiché sappiamo che è il motivo della cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro quello che conta, quindi se dopo le dimissioni si sottoscrive un nuovo contratto a tempo determinato teoricamente resta fermo il diritto alla Naspi.

La domanda di Naspi però potrebbe essere respinta poiché l’ultimo rapporto di lavoro (quello privato) è durato troppo poco, cioè meno di 13 settimane. Avere 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti la domanda è uno dei requisiti che danno diritto alla Naspi, e purtroppo, poiché le disposizioni relative alla Naspi non si applicano ai dipendenti pubblici a tempo indeterminato, che il rapporto di lavoro pubblico sia cessato per licenziamento o dimissioni poco importa, la Naspi in questo caso non è spettante. Le giornate di lavoro nel settore pubblico non sono considerate utili ai fini del calcolo né ai fini della durata della Naspi. È come se non esistessero.


Naspi dipendenti pubblici accolta solo per pochi giorni

Se dopo aver dato le dimissioni (o aver subito il licenziamento) dall’impiego pubblico avete lavorato più di 13 settimane, al termine del contratto di lavoro potrete inviare domanda di Naspi che verrà accolta (sempre che siano soddisfatti tutti gli altri requisiti). Il calcolo della durata e dell’importo spettante sarà eseguito tenendo conto del solo periodo lavorato nel settore privato (al massimo pubblico ma solo se a tempo determinato). Quindi se dopo la fine del contratto a tempo indeterminato nella Pubblica Amministrazione avete lavorato poco, la Naspi durerà per un periodo pari alla metà di quel poco versato nel settore privato.

I dipendenti pubblici hanno diritto alla disoccupazione?

I dipendenti dello stato non hanno diritto alla Naspi se il loro contratto era a tempo indeterminato.

Gli unici dipendenti pubblici che hanno diritto alla Naspi sono quelli con contratto a tempo determinato, i quali sono per lo più dipendenti del Ministero dell’Istruzione. Lo scorso anno i precari della scuola ammontavano a quasi 200.000.

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