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Naspi: gli errori da non commettere durante la disoccupazione

by Redazione
durante la disoccupazione

Gli errori più frequenti durante la disoccupazione. Conoscerli per evitarli (e avere una NASPI più duratura)

 

Durante la disoccupazione è importante fare attenzione agli eventi che possono causarne la sospensione o la decadenza.
Evitare passi falsi è fondamentale per mantenere il più a lungo possibile i benefici ottenuti con la domanda di NASPI. Per questo motivo è importante fare chiarezza affinché nessuno rischi di perdere il sussidio.

Abbiamo deciso di scrivere questo articolo ispirati anche dai commenti e dalle esperienze dei lettori. Confusi da una normativa poco chiara e da informazioni contrastanti, hanno perso giornate preziose e, in alcuni casi, purtroppo, l’intero sussidio. Vediamo quindi alcuni degli errori più frequenti.

 

PRESENTARE UNA NUOVA DOMANDA DURANTE LA DISOCCUPAZIONE

Questo è sicuramente uno degli errori più frequenti, per spiegare cosa davvero non si deve fare vi prospettiamo una situazione molto comune.

Ipotizziamo che abbiate presentato domanda di NASPI al termine di un rapporto di lavoro e che questa sia stata accolta con una durata pari a 12 mesi. Dopo qualche mese, diciamo 4, vi propongono un nuovo contratto da lavoro dipendente, ipotizziamo per 2 mesi. In questo caso si deve compilare il modello NASPI-COM, comunicando all’INPS le date di inizio e fine di questo contratto. Se al termine del contratto non vi è alcun rinnovo,  non bisogna presentare una nuova domanda di NASPI, e vi spieghiamo perché.
Il modello NASPI-COM è già utile all’INPS per capire quando sospendere e quando riattivare la vostra NASPI (della quale vi spettano ancora 8 mesi). Ciò significa che in caso di mancato rinnovo del contratto, l’INPS ripristinerà in automatico la disoccupazione rimanente senza che voi facciate altro.

Se invece presentate per errore una nuova domanda, l’INPS potrebbe cancellare quella precedente, e calcolare una nuova NASPI sulla base del solo ultimo rapporto di lavoro. Accadrebbe, quindi, che invece di fruire di altri 8 mesi di disoccupazione ve ne spetterebbe soltanto uno.

Teoricamente l’INPS dovrebbe respingere la nuova domanda e continuare a pagare quella vecchia, oppure calcolare la nuova prestazione aggiungendo al nuovo calcolo anche i mesi non fruiti della precedente disoccupazione (1+6), ma visto che l’ipotesi di un errore simile non è contemplata in nessuna normativa, l’Istituto sembra avere carta bianca in merito alla scelta da fare. Nel caso in cui doveste trovarvi in questa situazione, una volta ricevuta la lettera di accoglimento della nuova NASPI, se doveste riscontrare che la durata della prestazione sia troppo breve, è possibile provare a presentare domanda di riesame o di ricorso chiedendo il ricalcolo della durata della prestazione, ma non è detto che questo possa bastare a rimediare a questo errore.

 

NUOVO RAPPORTO DI LAVORO CON CONTRATTO DI TIROCINIO “GARANZIA GIOVANI” DURANTE LA DISOCCUPAZIONE

Se vi viene proposto un contratto di tirocinio retribuito con Garanzia Giovani durante la disoccupazione, sappiate che qualora doveste accettare questo tipo di contratto la NASPI decadrebbe. Al termine del contratto non sarebbe più possibile ripristinarla. E non sarebbe neanche più possibile presentare una nuova domanda, se non prima di avere un nuovo contratto da lavoro dipendente
Non tutte le situazioni sono però uguali: ovvio che, nel caso in cui vi siano rimaste poche settimane di NASPI da percepire, o nel caso in cui l’importo della vostra disoccupazione sia molto basso, sarebbe più conveniente accettare un contratto sicuro per 6 mesi. Queste sono però valutazioni che spettano al diretto interessato, e comunque devono essere considerate singolarmente.

Ricordiamo invece che tutti gli altri contratti di tirocinio (tranne quindi Garanzia Giovani) sono totalmente compatibili con la NASPI, quindi non è necessario fare all’INPS alcuna comunicazione ed è possibile percepire  il compenso per il tirocinio durante la disoccupazione.

 

APRIRE UNA PARTITA IVA O RIOCCUPARSI, DURANTE IL PERIODO DI CARENZA

Gli 8 giorni successivi al termine del rapporto di lavoro che dà diritto alla NASPI non vengono mai retribuiti: questo periodo viene chiamato “periodo di carenza”. Chi si rioccupa o apre una partita IVA in questi 8 giorni non avrà diritto alla disoccupazione. Facciamo un breve esempio che aiuti nella comprensione di questa regola.

Ipotizziamo che il vostro contratto sia scaduto il 30 aprile 2017. Presentate domanda di NASPI in data 02/05/2017. Nel frattempo vi viene proposto un contratto da lavoro dipendente a partire dal 05/05/2017 della durata di 1 mese. In questo caso la NASPI verrebbe respinta in quanto c’è stata una nuova assunzione durante il periodo di carenza. Di conseguenza, al termine di questo nuovo contratto, sarà necessario presentare una nuova domanda di NASPI in quanto quella precedente verrebbe certamente respinta.

Lo stesso accadrebbe con l’apertura di una partita IVA, ma in questo caso le conseguenze sarebbero molto più gravi, vi diciamo subito perché.
Ipotizziamo che il vostro contratto sia scaduto il 30 aprile 2017. Presentate domanda di NASPI in data 02/05/2017, ma invece di puntare ad un nuovo contratto da lavoro dipendente avete intenzione di aprire un’attività autonoma e quindi di richiedere l’anticipazione della NASPI. Se per errore decideste di aprire la partita IVA negli 8 giorni successivi il termine del rapporto di lavoro, ovvero nel periodo di carenza, la vostra NASPI verrebbe respinta, e in questo caso perdereste tutta l’anticipazione del sussidio, ritrovandovi a dover sostenere le spese di un’attività autonoma senza alcun tipo di supporto economico, e senza neanche la possibilità di presentare una nuova domanda di NASPI.

 

PRESENTARE LA DOMANDA DI ASDI IN RITARDO

Un altro errore molto frequente è quello di presentare in ritardo la domanda di disoccupazione ASDI. Accedere a questo sussidio sembra più un terno al lotto che un diritto acquisito, ma proprio per questo è bene fare attenzione ai tempi. Infatti la domanda di ASDI deve essere presentata entro e non oltre 30 giorni dalla fine del periodo indennizzabile NASPI, e non dalla data di ricevimento dell’ultimo pagamento, come spesso si crede.

Va considerato che ogni mese di NASPI viene liquidato nel mese successivo. Inoltre l’ultimo mese si blocca spesso, quindi tra regole e trabocchetti vari si rischia veramente di perdere un sussidio importante.

Il nostro consiglio è quello di calcolare bene il periodo indennizzabile della propria NASPI. Bisogna contare le giornate spettanti, quelle riportate sulla lettera di accoglimento, a partire dalla data di decorrenza indicata nella stessa. Bisogna anche considerare che il termine del periodo indennizzabile slitta di tante giornate quante saranno quelle lavorative effettuate all’interno del periodo di NASPI. Se avete difficoltà a fare i calcoli esatte potete sempre rivolgervi al numero verde INPS 803164 oppure ad un CAF/Patronato.

 

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