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Reddito di Cittadinanza 2019, ci sarà davvero?

by Redazione
Reddito di Cittadinanza 2019

Il Reddito di Cittadinanza 2019, sogno di molti italiani , rischia di naufragare tra ricorsi e coperture che non si trovano. Ma i grillini gridano al complotto e non si arrendono.

 

In questi giorni si stanno susseguendo un’infinità di dichiarazioni in merito al tanto atteso Reddito di Cittadinanza 2019. La manovra economica più chiacchierata e rivoluzionaria degli ultimi anni pare non trovare pace. Più che una manovra finanziaria l’attuazione del Reddito di Cittadinanza pare piuttosto un percorso ad ostacoli. Da destra a sinistra piovono critiche e condanne. Secondo Silvio Berlusconi si tratta di una misura che “deresponsabilizza i cittadini” mentre il PD cerca invano di difendere il REI (video), sostegno economico che per molte famiglie è ancora un miraggio, ne abbiamo parlato qui.

 

Reddito di Cittadinanza 2019 e coperture

Il Vicepresidente del Consiglio e Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Di Maio, intervistato in prima serata da Giovanni Floris a Di Martedì il 18/09/2018, dichiara che dal 1° Gennaio 2019 il Reddito di Cittadinanza sarà una realtà. Floris incalza, cercando di far vacillare Di Maio di fronte alle dichiarazioni di Tria. Il ministro dell’economia, infatti, pare sostenere che non ci sono le coperture utili a sostenere la spesa che permetterebbe a disoccupati e pensionati minimi di arrivare ad un reddito mensile massimo di 780 euro a persona.

Di Maio assicura che non si tratterà di un sostegno economico che permetterà ai disoccupati di starsene in panciolle a spese dei contribuenti. La manovra, piuttosto, si impegna a 360 gradi per assicurare alle persone in difficoltà un percorso formativo al fine di poter trovare un lavoro dignitoso. La manovra prevederebbe anche la riforma dei Centri per l’Impiego che ad oggi risultano totalmente inefficienti.

 

Reddito di Cittadinanza 2019 minacciato dalla burocrazia

La dichiarazione che più ha suscitato scalpore è sicuramente l’ultima di Rocco Casalino. Il portavoce della presidenza del Consiglio (M5S) che, col beneplacito di Conte e di tutto il M5S, chiacchierando con un giornalista, riporta che “…nel Movimento Cinque Stelle è pronta una mega vendetta“. Questo nel caso in cui i funzionari del MEF (Ministero Economia e Finanze) non riusciranno a rimediare 10 miliardi  per coprire il Reddito di Cittadinanza 2019. Funzionari che, secondo lo stesso Casalino, stanno remando contro il programma di governo, e che sanno perfettamente come cambiare le carte in tavola all’occorrenza.

Insomma, non tanto una minaccia, quanto un vero e proprio impegno morale e politico per sovvertire il sistema burocratico ed assicurare alle fasce economicamente più deboli della popolazione un po’ di respiro.

 

Reddito di Cittadinanza 2019 e cittadini stranieri: un problema da non sottovalutare

Nonostante il nome possa trarre in inganno, ovvero presupporrebbe l’accesso al diritto solo ai cittadini italiani, qualcuno solleva giustamente dei problemi di applicazione. Secondo il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli intervistato dal Corriere della Sera il 21/09/2018 «bisogna stare attenti a come si scrive la misura. Se si scrivesse che il reddito di cittadinanza si dà solo ai cittadini italiani ci sarebbe il rischio di incostituzionalità. Gli stranieri comunitari sono assimilati ai cittadini italiani. Una misura di questo tipo potrebbe essere attrattiva per i cittadini di alcuni paesi dell’Unione verso quello con il sistema più generoso».

 

L’intervista de LaRepubblica ad Alberto Guariso sul Reddito di Cittadinanza

Su LaRepubblica, nello stesso giorno, è stata pubblicata l’intervista ad Alberto Guariso, avvocato dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione di cui riportiamo un breve ma significativo stralcio: «Anche se il reddito non venisse configurato come risposta a bisogni primari della persona, non potrebbe essere negato agli stranieri per i quali le direttive europee prevedono parità di trattamento in tutte le prestazioni, anche ulteriori rispetto a quelle minime essenziali. Si tratta, oltre ai cittadini dell’Unione (tutelati dall’articolo 18 del Trattato) dei titolari di permesso di lungo soggiorno (direttiva 2003/109) e dei titolari di protezione internazionale (direttiva 2011/95) oltre ad altre categorie di minor importanza (carta blu eccettera). Queste categorie sono il 65% degli stranieri e per questi non c’è spazio per alcuna deroga. Se si derogasse, si finirebbe con una procedura di infrazione della Commissione oppure con una pronuncia della Corte Ue. Se poi il reddito di cittadinanza venisse configurato come un sostegno al reinserimento lavorativo, potrebbe rientrare anche nell’ambito della direttiva 2011/98. In questo caso sarebbero tutelati anche i titolari di permesso unico lavoro, cioè il restante 35% degli stranieri presenti in Italia. In ogni caso, migliaia di cause sarebbero assicurate. Si finirebbe per affidare un diritto sociale fondamentale alle aule dei giudici invece che a criteri certi e omogenei su tutto il territorio: una situazione inaccettabile dal punto di vista sociale».

 

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