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Restituzione reddito di cittadinanza, l’INPS manda le prime lettere di recupero crediti, che fare?

by Redazione
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Reddito/Pensione di Cittadinanza, restituzione somme per pagamento non dovuto. Con questo oggetto stanno arrivando le lettere di recupero crediti dall’INPS per intimare ai cittadini la restituzione di somme pagate e non dovute nel biennio 2019/2020. Ecco cosa fare per controllare la correttezza dei dati e prendere tempo anche per la rateizzazione.


Restituzione reddito di cittadinanza, l’INPS manda le prime lettere di recupero crediti. C’era da aspettarselo. Sembrava quasi che l’INPS volesse chiudere un occhio per gli errori di valutazione commessi sulle domande di Reddito di Cittadinanza e Pensione di Cittadinanza. A distanza di oltre due anni, invece, ecco l’amara sorpresa. Chi ha ricevuto indebitamente una o più rate del Reddito di Cittadinanza ora è tenuto alla restituzione dell’intero importo percepito e non spettante, entro soli 30 giorni.

Dopo due anni di emergenza sanitaria, e quindi anche economica, sociale e lavorativa, mancava la ciliegina sulla torta. In alcuni casi gli importi da restituire ammontano a migliaia di euro, proprio perché l’INPS, non solo non si è accorta immediatamente della mancanza del diritto dei richiedenti, ma ha continuato ad erogare i pagamenti per mesi e mesi. Così l’utente, ignaro di essere in difetto, ha utilizzato i soldi che gentilmente il nostro Governo mette a disposizione delle famiglie in difficoltà.


Restituzione Reddito/Pensione di Cittadinanza delle somme pagate e non dovute, che fare?

La prima domanda che viene da porsi è: come fa una famiglia che aveva richiesto il Reddito di Cittadinanza, e che si presuppone non abbia altre entrate, a restituire migliaia di euro in soli 30 giorni? A meno che il debitore non abbia nel frattempo vinto al superenalotto la restituzione di così tanti soldi in tempi brevi è praticamente impossibile.

Prima di tutto è bene verificare che la contestazione dell’INPS sia effettivamente corretta. All’interno della lettera infatti è indicata la motivazione per cui è decaduta la propria domanda. Se ritenete che la motivazione sia sbagliata, e potete dimostrarlo carte alla mano, sarà sicuramente opportuno fare ricorso avverso il provvedimento così come indicato nella lettera.

Se il motivo della decadenza è corretto si passerà a verificare l’importo richiesto. Come fare? Basterà fare un estratto movimenti in Posta, verificare tutte le voci in accredito del periodo contestato nella lettera, e sommare gli importi accreditati. Qualora il risultato della somma degli accrediti in carta RDC fosse pari alla somma richiesta dall’INPS significa che l’importo richiesto è corretto. Se invece l’importo è sbagliato, anche qui, sarà necessario procedere con un ricorso.

Dopo aver effettuato tutte le verifiche del caso, possibilmente insieme al patronato o CAF che ha inviato la vostra domanda, dovrete valutare se provvedere o meno alla restituzione Reddito di Cittadinanza. Se decidete di pagare, per non essere rincorsi a vita dalle agenzie di recupero crediti, sarà sicuramente opportuno richiedere una rateizzazione. La richiesta di rateizzazione può essere presentata, sempre entro 30 giorni dalla ricezione della lettera, presso lo sportello della vostra sede INPS. Clicca qui per sapere come richiedere un appuntamento in sede.


Parola d’ordine: prendere tempo

Il ricorso, che sia fondato o meno, è l’unica arma a disposizione degli utenti per prendere tempo. Nella speranza che impieghino mesi per rispondere ai ricorsi, l’utente ha la possibilità di guadagnare settimane o mesi utili per racimolare qualche soldino ed iniziare a pagare eventuali rate future. Se il ricorso viene respinto, infatti, l’utente avrà sempre la possibilità di richiedere la rateizzazione dell’importo da restituire. Magra consolazione, ma è comunque un piccolo escamotage per respirare un po’ di più.


Di chi è la colpa?

La legge non permette ignoranza – dicono sempre tutti. Ma chi ha difficoltà di reperire o comprendere la normativa italiana, che nella maggior parte dei casi è complessa e inestricabile, a chi si può affidare? Ai CAF e ai Patronati, gestiti nella maggior parte dei casi dalle sigle sindacali. Ma possiamo dare a questi ultimi la responsabilità? Forse. Poche ore di apertura, tanti utenti da gestire velocemente, tante pratiche da sbrigare. E qualcosa alla fine sfugge sempre.
La vera responsabilità però deve essere addossata all’INPS. L’Istituto dovrebbe possedere tutti gli strumenti per verificare i requisiti posseduti dagli utenti. Errori del genere non sono ammissibili nel 2021. Hanno tutti i nostri dati, incrociati e scrociati, un software per i conti correnti, uno per i nuclei familiari, un altro ancora per i beni mobiliari e immobiliari. Nella società del controllo digitale, se non possiamo pretendere un ritorno alla carta, pretendiamo almeno che non vengano commessi errori che ricadono sulle vite dei cittadini!

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